Due Uomini e …. Viviana

RIFLESSIONE SUL VALORE STRATEGICO DI UN APPROCCIO ETICO IN ORTOFRUTTA. NE PARLIAMO CON OP AGRITALIA E CON IL SUO FONDATORE (E NON SOLO), TRA I GLI ISPIRATORI DEL MARCHIO VIVIANA, CHE CI PARLA ANCHE DELL’IMPORTANZA DELLE CONNESSIONI TRA AZIENDE DIVERSE, TRADIZIONI, TERRITORIO E VALORI

di Claudio Dall’Agata

Credo di essere una persona fortunata. Ogni tanto rifletto e torno al punto. Per tanti motivi: per la libertà di poter sperimentare dal punto di vista professionale, di potermi lasciare trasportare dalle sensazioni del momento, dalla curiosità di capire. Fortunato per riuscire a ritagliarmi, specie di questi tempi, il tempo, per avere opportunità di contaminazione extra core, per rimanere in contatto diretto, plasmare e lavorare con le eccellenze della generazione Z e per lasciarmi ispirare proprio nel momento in cui svolgo quelle attività, anche per senso di “restituzione”. Ma di questo ve ne parlerò in seguito.

Accade così nel primo pomeriggio torrido di questo giugno. Ancora mascherato decido di andare ad assistere al pitch finale del progetto Basement di UniBo con Maggioli, leader nei servizi alla pubblica amministrazione (ndr tanti complimenti ad Armando Bottazzo and Co). Evento riservato per la presentazione degli elaborati realizzati da 4 team misti composti da studenti di Economia e Referenti di funzione di Maggioli, appunto, per sviluppare proposte progettuali su quattro aree della strategia sociale di impresa dell’azienda.

Inspirational Speach del Prof. Paolo Venturi, partito con me ai tempi dei nostri primi passi nella ricerca universitaria e oggi, oltre che ben più avanti del sottoscritto, Direttore di AICCON e The FundRaising School, oltre che docente di imprenditorialità sociale e innovazione sociale presso l’Università di Bologna. Lezione densa la sua, come da prassi. Da maschio adulto, senza appunti mi concentro sul tema che a 24 ore di distanza ancora galleggia nella mia mente.

Se oggi è il tempo diffuso della Responsabilità sociale d’impresa in materia economica, i benefici diventano maggiori se questa diventa intenzionalità, in questo caso, sociale di impresa, così come in anche in tutte le sue altre declinazioni. In pratica se la responsabilità sociale è legata all’assunzione del carico degli impatti che crea e viene quantificata alle richieste esterne di contesto, nell’Intenzionalità le scelte sono figlie dell’idea, dei principi e dei valori endemici dell’azienda, premessa quindi di identità esclusiva nel contesto avendo solo come seconda priorità la loro visibilità. Ne consegue che i vantaggi competitivi costruiti saranno più solidi e difendibili su quel piano.

Di fatto, banalizzando, scegliere di fare ciò in cui credi, coerentemente, dà molti più risultati, anche economici, del fare perché devi o perché ti viene chiesto. Mentre ascoltavo la definizione teorica del concetto ne apprezzavo il contenuto. Nella pratica, infatti, mi rendo conto di pensarlo da tempo.

Ragiono sul tema perché è una buona premessa per inquadrare l’incontro con i “Laportas”, Michele Laporta, uno dei fondatori di Op Agritalia, e suo figlio Francesco. Nella vita professionale ci si incontra e si rimane in contatto per interesse o perché qualcuno cerca qualcun altro. Nel mio caso con Michele, con timore di smentita, posso dire che si è rimasti in contatto per sintonia. Abbiamo aree di interesse parallele, frequentiamo ambiti contigui di rappresentanza, con la sensazione di condividere lo stesso linguaggio. Da allora incontri, ragionamenti e ipotesi sul futuro. A distanza di anni poi Op Agritalia è stata tra i primi produttori a credere nel progetto dell’Imballaggio Attivo prima e ad essere alfiere con il brand Viviana L’Uva italiana nel progetto Spettacoli alla Frutta 2021, che partirà a breve. Ma andiamo con ordine.

Francesco Laporta: pugliese con formazione milanese? Ricordo il nostro primo incontro ai margini di un evento della filiera ortofrutticola proprio a Milano. In azienda da quanto?

Confermo, ho scelto Milano per completare i miei studi con un corso di specializzazione su Marketing e comunicazione di impresa allo IULM per poi portare quelle competenze in azienda. Sono qui da poco più di un anno e uno dei primi incarichi è stato proprio la partecipazione al board operativo di Spettacoli alla Frutta nel quale ho condiviso con referenti di imprese con maggiore esperienza di me riflessioni, ipotesi, progettazione e decisioni strategiche. Una bella occasione personale e professionale, iniziata per me al kick off dell’evento nel dicembre 2019 in un bel momento ispirante in Franciacorta presso la cantina del Barone Pizzini.

Dopo gli studi milanesi il ritorno alle origini, si diceva, richiamato da cosa?

Dall’idea di poter tornare a respirare l’aria del mare che avvolge la nostra uva (ride). Poter portare in Op Agritalia tutto il know-how acquisito e contribuire alla sua crescita e a quella di tutte le aziende del territorio che ne fanno parte. L’azienda quest’anno compie 10 anni e nasce con l’idea di fare (impresa) nel territorio e per il territorio, valorizzando le sue produzioni, la loro biodiversità, condividendo formazione, competenze e mind setting con tutti i soci produttori. Tirando un punto ad oggi possiamo dire di essere cresciuti e di aver apportato valore a chi ci ha dato fiducia, ma vogliamo fare ancora tanto e tanto altro per poter portare avanti i nostri obiettivi ed ideali.

OP Agritalia è?

La nostra barca di gitani ormeggia a Barletta dove c’è il centro logistico e direzionale ma estende le sue reti per circa 500 ettari fra San Ferdinando, Bisceglie e Bari e in Puglia fino alle zone meravigliose di Canicattì in Sicilia. L’Organizzazione di Produttori Agritalia è un progetto per i produttori di Ciliegie, pesche, nettarine, albicocche, fichi , topinambur e principalmente Uva da tavola, la quale rappresenta il 70% delle produzioni a sua volta classificato per il 70% da uva con seme e il 30% senza seme; il tutto sia in Integrato certificato che Biologico.

E la prospettiva dell’uva da tavola qual è?

Analizzando i dati di mercato e interpretando le scelte di consumo contemporanee, si potrebbe pensare a un’inversione di quella percentuale seme vs seedless, ma noi vogliamo immaginarla un po’ diversamente. I dati di consumo attuali, infatti, sembrano prediligere in generale la frutta senza seme, poiché specie tra i più giovani, dove primeggia comodità e rapidità, la legnosità dei semi e la necessità di doverli “eliminare” in qualche modo di fatto è un limite. Ma noi, nel prendere le conseguenti scelte produttive, vorremmo percorrere una strada parallela, in grado di rispondere alle esigenze del consumatore e allo stesso tempo informarlo ed educarlo nelle scelte.

Innanzitutto, il seme da sempre presente all’interno degli acini di uva della nostra terra, inevitabilmente ne influenza il sapore, che dunque subirebbe una variazione nel momento in cui lo andremo ad eliminare. Pertanto sarà più funzionale a uno stile di vita frenetico ma non sarà più lo stesso prodotto. Un’alternativa è reinterpretare un prodotto del nostro territorio, mantenendo la sua originalità ma al contempo ascoltando le nuove esigenze del consumatore e cercando di adattarci. E in questa direzione ci stiamo dirigendo con un prodotto ad hoc dal nome Luisa, con un seme molto più morbido. Per ultimo inoltre, ci piace chiudere questo argomento pensando, al di là dei dati macro, che esiste sempre il cliente che ad esempio ironizzando, nella scelta di una barretta di cioccolato, prediligerà quella al latte, quella fondente o quella fondente con le noccioline. Pertanto a ognuno il suo prodotto preferito!

Michele, quindi siete di fatto paladini in tutto e per tutto del vostro territorio? Nasce con questa logica il marchio Viviana?

All’interno dell’Unione di OP Italia Ortofrutta eravamo alla ricerca di strategie di valorizzazione delle eccellenze territoriali in particolare per valorizzare l’uva da tavola. Viviana nasce come marchio ombrello per valorizzare l’origine dell’uva italiana proveniente dalla Puglia e Sicilia rimarcando il relativo periodo di produzione e mettendola a disposizione di tutti produttori coerenti a questo approccio. Oggi per il nostro gruppo Viviana vale già il 30%.

Ma, scusa la curiosità campanilistica, quale agenzia avete incaricato per trovare il naming e poi perché Viviana?

È il frutto del lavoro proficuo con l’agenzia Menabò di Forlì, nella quale ha fatto pure una esperienza mio figlio Francesco. Ora capisco il campanilismo della tua domanda (ride). Avevamo alcuni punti fermi nel brief di agenzia: forte richiamo del logotipo al prodotto declinabile sia per l’uva bianca che rossa, naming che richiamasse l’italianità e senso di vivacità e freschezza. E così abbiamo scelto Viviana, per assonanza, perché i nomi femminili aiutano ad associare e per senso di vitalità del prefisso. Lo abbiamo preferito a sottomarchi più tecnici che comunque abbiamo registrato e che forse utilizzeremo magari in futuro per segmentare la nostra offerta dal punto di vista qualitativo.

Quindi per Viviana ci sono dei requisiti minimi?

Garantiamo un grado brix minimo 16 e pesi grappolo minimi che variano a seconda delle confezioni: 700 g per il cestino premium e 1,2 kg per il grappolo rinfusa. A monte facciamo un prezioso lavoro di selezione in base alla tipologia di prodotto. Abbiamo un disciplinare volontario che applichiamo al prodotto per la referenza richiesta. In base a quello si crea il vestito.

Ma la connessione con le energie “differenti” del territorio non finisce qui?

La ricerca di connessioni positive è la bussola che guida le nostre attività. Uno delle ultime iniziative di cui siamo felici di parlare è stata una collaborazione con la costituenda Work-Aut, nell’inserire nei nostri flussi lavorativi ragazzi con neurodiversità ad alto funzionale così da poter garantire loro, oltre che un equo stipendio, l’opportunità di lavorare che dovrebbe essere un diritto ma non sempre si rivela come tale.

Qualche anno prima con la Caritas del territorio abbiamo dato vita al progetto “Primo Passo”. Il cuore del progetto è una referenza specifica, il cestino di uva biologica da 600 g., per la quale impieghiamo ragazze e ragazzi con permessi di soggiorno umanitari. Chi lo ha adottato, come Esselunga, ci nomina nel suo bilancio sociale 2021-2025 auspicando che altre realtà promuovano l’impiego di persone disagiate per favorirne l’uscita da percorsi di sfruttamento.

Per concludere, crediamo in alcuni valori che riteniamo fondamentali e il nostro intento è creare delle sinergie tra la bontà di un chicco d’uva e la bellezza nel creare opportunità per il territorio e le persone!

Siete a bordo di Spettacoli alla frutta, perché?

Viviana, Spettacoli alla frutta e O.P. Agritalia sono tre progetti diversi ma accomunati dalla stessa linea di pensiero, la collaborazione, l’aggregazione, lo spirito d’iniziativa non di una azienda ma un pool di player che credono che l’unione possa fare la forza! Inoltre, ci piace pensare che con questo progetto si possa parlare ad un pubblico che possa divertirsi insieme a noi, possa essere coinvolto dalla bellezza della nostra frutta e verdura. Avanti SAF! con Viviana, l’Uva Italiana.

Grazie Francesco e grazie Michele! E così chiudo tornando alla premessa. Ho sempre avuto un debole per Ettore, meno per Achille, ed è facile per questo comprendere la fede calcistica. Mi affascina di più chi costantemente lotta per affermarsi, rispetto a chi ci riesce con apparente facilità. Così come sono per me di interesse la scoperta continua di nuovi orientamenti per distinguerci dal tema conformato del momento, o iniziative all’ombra libere della visibilità a tutti i costi. Insomma nel periodo del fiorire dei bilanci di responsabilità forse la nuova frontiera sarà la intima intenzionalità?